3.4. Sensibilizzazione delle vie respiratorie o della pelle
3.4. Sensibilizzazione delle vie respiratorie o della pelle
3.4.1.1. Per sensibilizzazione delle vie respiratorie s'intende un'ipersensibilità delle vie respiratorie che si manifesta dopo l'inalazione di una sostanza o miscela.
3.4.1.2. Per sensibilizzazione della pelle s'intende una reazione allergica che si manifesta dopo il contatto della pelle con una sostanza o miscela.
3.4.1.3. Ai fini della sezione 3.4, la sensibilizzazione è suddivisa in due fasi: la prima consiste nell'induzione di una memoria immunologica specializzata in una persona esposta a un allergene, la seconda nella produzione di una reazione allergica mediata da cellule o da anticorpi quando una persona sensibilizzata è esposta a un allergene.
3.4.1.4. Le due fasi si presentano sia nella sensibilizzazione delle vie respiratorie, sia nella sensibilizzazione della pelle. Nel caso della sensibilizzazione della pelle è necessaria una fase di induzione in cui il sistema immunitario impara a reagire all’allergene; sintomi clinici possono poi apparire quando l’esposizione successiva è sufficiente per scatenare una reazione cutanea visibile (fase di scatenamento). Di conseguenza, i test predittivi seguono solitamente questo schema, in cui vi è una fase di induzione, la reazione alla quale è misurata da una fase di scatenamento standardizzata, in cui si ricorre in generale a un test epicutaneo. Il test sui linfonodi locali, che misura direttamente la reazione di induzione, rappresenta un’eccezione. La sensibilizzazione cutanea nell’uomo è accertata solitamente mediante un test epicutaneo diagnostico.
3.4.1.5. In genere, sia per la sensibilizzazione della pelle sia per quella delle vie respiratorie, per lo scatenamento sono sufficienti livelli inferiori a quelli richiesti dall'induzione. Le indicazioni di cui alla ►M2 all’allegato II, punto 2.8. ◄ sono destinate ad avvertire le persone sensibilizzate della presenza in una miscela di un particolare sensibilizzante.
3.4.1.6. La classe di pericolo «Sensibilizzazione delle vie respiratorie o della pelle» è suddivisa in:
3.4.2. Criteri di classificazione delle sostanze
3.4.2.1. Sensibilizzanti delle vie respiratorie
3.4.2.1.1. Classi di pericolo
|
3.4.2.1.1.1. |
I sensibilizzanti delle vie respiratorie devono essere classificati nella categoria 1 se i dati non sono sufficienti per classificarli in una sottocategoria. |
|
3.4.2.1.1.2. |
Se i dati sono sufficienti, effettuando una valutazione più dettagliata secondo il punto 3.4.2.1.1.3 i sensibilizzanti delle vie respiratorie possono essere classificati nella sottocategoria 1A, sensibilizzanti forti, o nella sottocategoria 1B, altri sensibilizzanti delle vie respiratorie. |
|
3.4.2.1.1.3. |
La classificazione normalmente si basa sulla forza probante degli effetti osservati nell’uomo o negli animali per i sensibilizzanti delle vie respiratorie. Le sostanze possono essere classificate in una delle due sottocategorie 1A o 1B, utilizzando un approccio basato sulla forza probante secondo i criteri della tabella 3.4.1 e basandosi su dati attendibili e di buona qualità derivanti da studi di casi sull’uomo o da studi epidemiologici e/o su osservazioni da studi adeguati su animali da laboratorio. |
|
3.4.2.1.1.4. |
Le sostanze sono classificate come sensibilizzanti delle vie respiratorie in base ai criteri di cui alla tabella 3.4.1: Tabella 3.4.1 Categorie e sottocategorie di pericolo per i sensibilizzanti delle vie respiratorie
|
||||||||||
3.4.2.1.2. Evidenza nell’uomo
|
3.4.2.1.2.1. |
La dimostrazione che una sostanza può indurre un’ipersensibilità respiratoria specifica è di norma basata su esperienze sull’uomo. In questo contesto l’ipersensibilità si manifesta in genere sotto forma di asma, ma sono prese in considerazione anche altre reazioni di ipersensibilità come rinite/congiuntivite e alveolite. Il sintomo deve avere il carattere clinico di una reazione allergica. Non è tuttavia necessario dimostrare l’implicazione di meccanismi immunologici. |
|
3.4.2.1.2.2. |
Quando si esaminano i dati relativi all’uomo, per decidere in merito alla classificazione occorre anche tener conto:
a)
della dimensione della popolazione esposta;
b)
dell’ampiezza dell’esposizione. L’uso di dati relativi all’uomo è trattato ai punti 1.1.1.3, 1.1.1.4 e 1.1.1.5. |
|
3.4.2.1.2.3. |
I dati di cui sopra possono essere:
a)
la storia clinica e dati provenienti da prove appropriate di funzionalità polmonare in relazione a un’esposizione alla sostanza, confermati da altri dati, quali:
i)
un test immunologico in vivo (per esempio, prick test cutaneo);
ii)
un test immunologico in vitro (per esempio, un’analisi serologica);
iii)
studi che evidenzino altre reazioni di ipersensibilità specifica quando l’esistenza di meccanismi d’azione immunologica non è stata dimostrata, ad esempio una leggera irritazione ricorrente o effetti indotti da farmaci;
iv)
una struttura chimica analoga a quella di sostanze di cui è accertato che causano un’ipersensibilità respiratoria;
b)
risultati positivi di uno o più test di provocazione bronchiale effettuati secondo linee guida accettate per la determinazione di una reazione di ipersensibilità specifica. |
|
3.4.2.1.2.4. |
La storia clinica comprende gli antecedenti medici e professionali, di modo che sia possibile determinare una relazione tra l’esposizione a una data sostanza e l’insorgenza di un’ipersensibilità respiratoria. Le informazioni pertinenti includono fattori aggravanti nell’abitazione e nel luogo di lavoro, la comparsa e l’evoluzione dei sintomi e gli antecedenti familiari e medici del paziente. Tra gli antecedenti medici devono essere presi in considerazione anche gli altri disturbi allergici o respiratori osservati sin dall’infanzia e gli antecedenti legati al tabagismo. |
|
3.4.2.1.2.5. |
I risultati positivi di test di provocazione bronchiale sono considerati sufficienti per la classificazione. S’intende però che, in pratica, molti degli esami sopraelencati saranno già stati effettuati. |
3.4.2.1.3. Studi su animali
|
3.4.2.1.3.1. |
I dati ottenuti da studi appropriati su animali ( 15 ) che potrebbero indicare la capacità di una sostanza di provocare una sensibilizzazione per inalazione nell'uomo ( 16 ) possono comprendere:
a)
la misura dell'immunoglobulina E (IgE) e di altri parametri immunologici specifici, ad esempio nei topi;
b)
risposte polmonari specifiche nelle cavie. |
3.4.2.2. Sensibilizzanti della pelle
3.4.2.2.1. Categorie di pericolo
|
3.4.2.2.1.1. |
I sensibilizzanti della pelle devono essere classificati nella categoria 1 se i dati non sono sufficienti per classificarli in una sottocategoria. |
|
3.4.2.2.1.2. |
Se i dati sono sufficienti, effettuando una valutazione più dettagliata secondo il punto 3.4.2.2.1.3 i sensibilizzanti della pelle possono essere classificati nella sottocategoria 1A, sensibilizzanti forti, o nella sottocategoria 1B, altri sensibilizzanti della pelle. |
|
3.4.2.2.1.3. |
La classificazione normalmente si basa sulla forza probante degli effetti osservati nell’uomo o negli animali per i sensibilizzanti della pelle come descritto al punto 3.4.2.2.2. Le sostanze possono essere classificate in una delle due sottocategorie 1A o 1B, utilizzando un approccio basato sulla forza probante secondo i criteri della tabella 3.4.2 e basandosi su dati attendibili e di buona qualità derivanti da studi di casi sull’uomo o da studi epidemiologici e/o su osservazioni da studi adeguati su animali da laboratorio secondo i valori indicativi forniti ai punti 3.4.2.2.2.1 e 3.4.2.2.3.2 per la sottocategoria 1A e ai punti 3.4.2.2.2.2 e 3.4.2.2.3.3 per la sottocategoria 1B. |
|
3.4.2.2.1.4. |
Le sostanze sono classificate come sensibilizzanti della pelle secondo i criteri della tabella 3.4.2. Tabella 3.4.2 Categorie e sottocategorie di pericolo per i sensibilizzanti della pelle
|
3.4.2.2.2. Evidenza nell’uomo
|
3.4.2.2.2.1 |
L’evidenza nell’uomo per la sottocategoria 1A può comprendere:
a)
risposte positive a ≤ 500 μg/cm2 (HRIPT, HMT — soglia di induzione);
b)
risultati di test epicutanei diagnostici qualora vi sia un’incidenza relativamente alta e sostanziale di reazioni in una popolazione definita in relazione a un’esposizione relativamente bassa;
c)
ulteriore evidenza epidemiologica qualora vi sia un’incidenza relativamente alta e sostanziale di dermatite allergica da contatto in relazione a un’esposizione relativamente bassa. |
|
3.4.2.2.2.2 |
L’evidenza nell’uomo per la sottocategoria 1B può comprendere:
a)
risposte positive a > 500 μg/cm2 (HRIPT, HMT — soglia di induzione);
b)
risultati di test epicutanei diagnostici qualora vi sia un’incidenza relativamente bassa ma sostanziale di reazioni in una popolazione definita in relazione a un’esposizione relativamente alta;
c)
altri dati epidemiologici qualora vi sia un’incidenza relativamente bassa ma sostanziale di dermatite allergica da contatto in relazione a un’esposizione relativamente elevata. L’uso di dati relativi all’uomo è trattato ai punti 1.1.1.3, 1.1.1.4 e 1.1.1.5. |
3.4.2.2.3. Studi su animali
|
3.4.2.2.3.1 |
Per la categoria 1, quando è utilizzato un metodo di prova con adiuvante per la sensibilizzazione della pelle, è considerata positiva una risposta di almeno il 30 % degli animali. Per un metodo di prova su cavie senza adiuvante, è considerata positiva una risposta di almeno il 15 % degli animali. Per la categoria 1, nel test sui linfonodi locali è considerata una risposta positiva un indice di stimolazione pari o superiore a tre. I metodi di prova per la sensibilizzazione della pelle sono descritti nella linea guida OCSE 406 (Guinea Pig Maximisation test e Buehler guinea test) e nella linea guida 429 (test sui linfonodi locali). Si possono usare altri metodi a condizione che siano ben validati e che sia fornita una giustificazione scientifica. Ad esempio, il Mouse Ear Swelling Test (MEST) potrebbe essere un test di screening affidabile per rilevare sensibilizzanti da moderati a forti e potrebbe essere impiegato nella prima fase della valutazione del potenziale di sensibilizzazione della pelle. |
|
3.4.2.2.3.2 |
I risultati dei test sugli animali per la sottocategoria 1A possono comprendere dati con i valori indicati nella tabella 3.4.3 Tabella 3.4.3 Risultati dei test sugli animali per la sottocategoria 1A
|
|
3.4.2.2.3.3 |
I risultati dei test sugli animali per la sottocategoria 1B possono comprendere dati con i valori indicati nella tabella 3.4.4 qui di seguito: Tabella 3.4.4 Risultati dei test sugli animali per la sottocategoria 1B
|
3.4.2.2.4. Considerazioni particolari
|
3.4.2.2.4.1 |
Per la classificazione di una sostanza l’evidenza deve comprendere uno qualsiasi o tutti i punti seguenti, adottando il metodo della forza probante:
a)
risultati positivi di test epicutanei, di norma ottenuti in più cliniche dermatologiche;
b)
studi epidemiologici indicanti che la sostanza causa dermatiti allergiche da contatto. Le situazioni in cui una proporzione elevata di persone esposte presentano sintomi caratteristici devono essere esaminate con particolare attenzione, anche se il numero dei casi è ridotto;
c)
risultati positivi di studi appropriati su animali;
d)
dati positivi provenienti da studi sperimentali nell’uomo (cfr. punto 1.3.2.4.7);
e)
episodi ben documentati di dermatite allergica da contatto, di norma osservati in più cliniche dermatologiche;
f)
Può essere presa in considerazione anche la gravità della reazione. |
|
3.4.2.2.4.2 |
L’evidenza proveniente da studi su animali è solitamente molto più attendibile di quella proveniente dall’esposizione umana. Tuttavia, in presenza di dati umani e animali contraddittori, occorre valutare la qualità e l’attendibilità dei dati provenienti da entrambe le fonti per decidere in marito alla classificazione caso per caso. In genere, i dati sull’uomo non provengono da esperimenti controllati su volontari ai fini della classificazione di pericolo, ma dalla valutazione dei rischi effettuata per confermare l’assenza di effetti constatata nelle prove su animali. Di conseguenza, i dati positivi riferiti all’uomo sulla sensibilizzazione della pelle provengono in genere da studi caso-controllo o da altri studi, non altrimenti specificati. I dati sull’uomo devono quindi essere valutati con cautela, poiché la frequenza dei casi riflette, oltre alle proprietà intrinseche delle sostanze, anche fattori quali circostanze dell’esposizione, la biodisponibilità, la predisposizione individuale e le misure di prevenzione adottate. Di norma i risultati negativi ottenuti sull’uomo non possono essere utilizzati per infirmare i risultati positivi di studi su animali. Sia per i risultati sull’uomo che per quelli sugli animali, va tenuto in considerazione l’impatto del veicolo. |
|
3.4.2.2.4.3 |
Se nessuna delle precedenti condizioni è soddisfatta, la sostanza non è classificata come sensibilizzante della pelle. Tuttavia, la combinazione di due o più indicatori di sensibilizzazione della pelle elencati qui di seguito può influire sulla decisione, che deve essere presa caso per caso:
a)
episodi isolati di dermatite allergica da contatto;
b)
studi epidemiologici di potere limitato, per esempio in cui non sia stato possibile escludere con un ragionevole grado di confidenza casualità, bias o fattori confondenti;
c)
dati ottenuti da studi su animali eseguiti in conformità a linee guida che, anche se non soddisfano i criteri per un risultato positivo di cui al punto 3.4.2.2.3, sono sufficientemente vicini ai valori limite per essere considerati significativi;
d)
dati positivi ottenuti con metodi non normalizzati;
e)
risultati positivi relativi ad analoghi strutturali stretti. |
|
3.4.2.2.4.4 |
Orticaria immunologica da contatto Le sostanze che rispondono ai criteri di classificazione come sensibilizzanti delle vie respiratorie possono provocare anche un’orticaria immunologica da contatto. Per tali sostanze è opportuno prendere in considerazione anche la classificazione come sensibilizzanti della pelle. Le sostanze che provocano orticaria immunologica da contatto ma non rispondono ai criteri di classificazione come sensibilizzanti delle vie respiratorie vanno prese in considerazione anche per la classificazione come sensibilizzanti della pelle. Non esistono modelli animali riconosciuti per individuare le sostanze che causano orticaria immunologica da contatto. Pertanto, la classificazione si baserà di norma sull’evidenza nell’uomo che sarà simile a quella relativa alla sensibilizzazione cutanea. |
3.4.3. Criteri di classificazione delle miscele
3.4.3.1. Classificazione quando esistono dati per la miscela in quanto tale
3.4.3.1.1. Quando esistono sulla miscela dati attendibili e di buona qualità provenienti da esperienze umane o da studi appropriati su animali secondo i criteri applicabili alle sostanze, la miscela può essere classificata in base alla forza probante di tali dati. Nel valutare i dati sulle miscele occorre accertarsi che la dose utilizzata non renda i risultati inconcludenti.
3.4.3.2. Classificazione quando non esistono dati sulla miscela in quanto tale: principi ponte
3.4.3.2.1. Se la miscela non è stata oggetto di prove per determinarne le proprietà sensibilizzanti, ma esistono dati sui singoli componenti e su miscele simili sufficienti per caratterizzare i pericoli della miscela, tali dati sono utilizzati secondo i principi ponte di cui alla sezione 1.1.3.
3.4.3.3. Classificazione quando esistono dati per tutti i componenti della miscela o per alcuni di essi.
3.4.3.3.1. La miscela è classificata come sensibilizzante delle vie respiratorie o della pelle se contiene almeno un componente classificato come sensibilizzante delle vie respiratorie o della pelle in concentrazione pari o superiore al limite di concentrazione generico appropriato indicato nella ►M2 tabella 3.4.5 ◄ rispettivamente per i solidi/liquidi e i gas.
3.4.3.3.2. Anche quando sono presenti in una miscela in quantità inferiori alle concentrazioni indicate nella ►M2 tabella 3.4.5 ◄ , alcune sostanze classificate come sensibilizzanti possono provocare una reazione in persone già sensibilizzate alla sostanza o miscela (cfr. la nota 1 della ►M2 tabella 3.4.6 ◄ ).
Tabella 3.4.5
Limiti di concentrazione generici dei componenti di una miscela classificati come sensibilizzanti delle vie respiratorie o della pelle che determinano la classificazione di una miscela
|
Componenti classificati come: |
Limiti di concentrazione generici che determinano la classificazione di una miscela come: |
||
|
Sensibilizzante delle vie respiratorie Categoria 1 |
Sensibilizzante della pelle Categoria 1 |
||
|
Solido/liquido |
Gas |
Tutti gli stati fisici |
|
|
Sensibilizzante delle vie respiratorie Categoria 1 |
≥ 1,0 % |
≥ 0,2 % |
|
|
Sensibilizzante delle vie respiratorie Sottocategoria 1A |
≥ 0,1 % |
≥ 0,1 % |
|
|
Sensibilizzante delle vie respiratorie Sottocategoria 1B |
≥ 1,0 % |
≥ 0,2 % |
|
|
Sensibilizzante della pelle Categoria 1 |
|
|
≥ 1,0 % |
|
Sensibilizzante della pelle Sottocategoria 1A |
|
|
≥ 0,1 % |
|
Sensibilizzante della pelle Sottocategoria 1B |
|
|
≥ 1,0 % |
Tabella 3.4.6
Limiti di concentrazione dei componenti di una miscela per lo scatenamento
|
Componenti classificati come: |
Limiti di concentrazione per lo scatenamento |
||
|
Sensibilizzante delle vie respiratorie Categoria 1 |
Sensibilizzante della pelle Categoria 1 |
||
|
Solido/liquido |
Gas |
Tutti gli stati fisici |
|
|
Sensibilizzante delle vie respiratorie Categoria 1 |
≥ 0,1 % (Nota 1) |
≥ 0,1 % (Nota 1) |
|
|
Sensibilizzante delle vie respiratorie Sottocategoria 1A |
≥ 0,01 % (Nota 1) |
≥ 0,01 % (Nota 1) |
|
|
Sensibilizzante delle vie respiratorie Sottocategoria 1B |
≥ 0,1 % (Nota 1) |
≥ 0,1 % (Nota 1) |
|
|
Sensibilizzante della pelle Categoria 1 |
|
|
≥ 0,1 % (Nota 1) |
|
Sensibilizzante della pelle Sottocategoria 1A |
|
|
≥ 0,01 % (Nota 1) |
|
Sensibilizzante della pelle Sottocategoria 1B |
|
|
≥ 0,1 % (Nota 1) |
Nota 1:
Questo limite di concentrazione per lo scatenamento è utilizzato per l'applicazione delle disposizioni particolari per l'etichettatura di cui alla sezione 2.8 dell'allegato II, per proteggere persone già sensibilizzate. Per le miscele contenenti un componente in concentrazione pari o superiore a questo limite è richiesta una scheda dei dati di sicurezza. Per le sostanze sensibilizzanti con un limite di concentrazione specifico, il limite di concentrazione per lo scatenamento è fissato a un decimo del limite di concentrazione specifico.
3.4.4. Comunicazione di rischio
3.4.4.1. Sull’etichetta delle sostanze o miscele che corrispondono ai criteri di classificazione in questa classe di pericolo figurano gli elementi indicati nella tabella 3.4.7.
Tabella 3.4.7
Elementi dell’etichetta per la sensibilizzazione delle vie respiratorie o della pelle
|
Classificazione |
Sensibilizzazione delle vie respiratorie |
Sensibilizzazione della pelle |
|
Categoria 1 e sottocategorie 1A e 1B |
Categoria 1 e sottocategorie 1A e 1B |
|
|
Pittogrammi GHS |
|
|
|
Avvertenza |
Pericolo |
Attenzione |
|
Indicazione di pericolo |
H334: Può provocare sintomi allergici o asmatici o difficoltà respiratorie se inalato. |
H317: Può provocare una reazione allergica della pelle |
|
Consiglio di prudenza Prevenzione |
P261 P284 |
P261 P272 P280 |
|
Consiglio di prudenza Reazione |
P304 + P340 P342 + P311 |
P302 + P352 P333 + P313 P321 P362 + P364 |
|
Consiglio di prudenza Conservazione |
|
|
|
Consiglio di prudenza Smaltimento |
P501 |
P501 |