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CELEX 02008R1272 · v20260701

4.1.2. Criteri di classificazione delle sostanze

4.1.2.1.

►M12  Il sistema di classificazione riconosce che il pericolo intrinseco per gli organismi acquatici è rappresentato dalla tossicità acuta e dalla tossicità cronica di una sostanza. Per il pericolo a lungo termine (cronico) sono definite categorie di pericolo distinte, che corrispondono a gradi diversi del pericolo individuato. ◄ Per definire la categoria o la categorie di pericolo appropriate si utilizza di norma il più basso dei valori di tossicità disponibili tra e all’interno dei vari livelli trofici (pesci, crostacei, alghe/piante acquatiche). In talune circostanze è opportuno basarsi sulla forza probante dei dati.

4.1.2.2.

►M12  Il sistema di classificazione delle sostanze comprende essenzialmente una categoria di pericolo a breve termine (acuto) e tre categorie di pericolo a lungo termine (cronico). Le categorie a breve termine (acuto) e a lungo temine (cronico) sono applicate in modo indipendente. ◄

4.1.2.3.

►M12  I criteri di classificazione di una sostanza nella categoria Acuto 1 sono definiti sulla base dei soli dati relativi alla tossicità acuta per l'ambiente acquatico (CE50 o CL50). I criteri di classificazione di una sostanza nelle categorie Cronico da 1 a 3 seguono una procedura per tappe successive, in cui la prima tappa consiste nel verificare se le informazioni disponibili sulla tossicità cronica giustificano la classificazione di pericolo a lungo termine (cronico). In mancanza di dati adeguati sulla tossicità cronica, la fase successiva consiste nel combinare due tipi di informazioni, ovvero dati sulla tossicità acuta per l'ambiente acquatico e dati sul destino ambientale (dati sulla degradabilità e sul bioaccumulo) (cfr. figura 4.1.1). ◄

Figura 4.1.1

▼M12

Categorie delle sostanze pericolose a lungo termine (croniche) per l'ambiente acquatico

▼M2

image

Testo di immagine

4.1.2.4.

►M12  Il sistema introduce inoltre una classificazione del tipo «rete di sicurezza» (denominata Cronico 4) da utilizzare quando i dati disponibili non permettono una classificazione sulla base dei criteri formali per le categorie Acuto 1 o Cronico da 1 a 3, ma destano comunque una certa preoccupazione (cfr. esempio tabella 4.1.0). ◄

4.1.2.5.

Le sostanze con tossicità acuta inferiore a 1 mg/l o tossicità cronica inferiore a 0,1 mg/l (se non rapidamente degradabili) e inferiore a 0,01 mg/l (se rapidamente degradabili) contribuiscono, come componenti di una miscela, alla sua tossicità anche a basse concentrazioni; di norma, a queste sostanze è attribuito un peso maggiore quando si applica il metodo della somma delle classificazioni (cfr. la nota 1 della tabella 4.1.0 e il punto 4.1.3.5.5).

4.1.2.6.

I criteri per la classificazione e la categorizzazione delle sostanze come «pericolose per l’ambiente acquatico» sono sintetizzati nella tabella 4.1.0.

▼M12

Tabella 4.1.0

Categorie di classificazione delle sostanze pericolose per l'ambiente acquatico

a)  Pericolo a breve termine (acuto) per l'ambiente acquatico

Categoria Acuto 1:

(Nota 1)

CL50 a 96 ore (per i pesci)

≤ 1 mg/l e/o

CE50 a 48 ore (per i crostacei)

≤ 1 mg/l e/o

CrE50 a 72 o 96 ore (per le alghe o altre piante acquatiche)

≤ 1 mg/l.

(Nota 2)

b)  Pericolo a lungo termine (cronico) per l'ambiente acquatico

i)  Sostanze non rapidamente degradabili (Nota 3) per le quali sono disponibili dati adeguati sulla tossicità cronica

Categoria Cronico 1:

(Nota 1)

NOEC o ECx cronica (per i pesci)

≤ 0,1 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per i crostacei)

≤ 0,1 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per le alghe o altre piante acquatiche)

≤ 0,1 mg/l.

Categoria Cronico 2:

NOEC o ECx cronica (per i pesci)

≤ 1 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per i crostacei)

≤ 1 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per le alghe o altre piante acquatiche)

≤ 1 mg/l.

ii)  Sostanze rapidamente degradabili (Nota 3) per le quali sono disponibili dati adeguati sulla tossicità cronica

Categoria Cronico 1:

(Nota 1)

NOEC o ECx cronica (per i pesci)

≤ 0,01 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per i crostacei)

≤ 0,01 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per le alghe o altre piante acquatiche)

≤ 0,01 mg/l.

Categoria Cronico 2:

NOEC o ECx cronica (per i pesci)

≤ 0,1 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per i crostacei)

≤ 0,1 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per le alghe o altre piante acquatiche)

≤ 0,1 mg/l.

Categoria Cronico 3:

NOEC o ECx cronica (per i pesci)

≤ 1 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per i crostacei)

≤1 mg/l e/o

NOEC o ECx cronica (per le alghe o altre piante acquatiche)

≤1 mg/l.

iii)  Sostanze per le quali non sono disponibili dati adeguati sulla tossicità cronica

Categoria Cronico 1:

(Nota 1)

CL50 a 96 ore (per i pesci)

≤ 1 mg/l e/o

CE50 a 48 ore (per i crostacei)

≤ 1 mg/l e/o

CrE50 a 72 o 96 ore (per le alghe o altre piante acquatiche)

≤ 1 mg/l.

(Nota 2)

e la sostanza non è rapidamente degradabile e/o il BCF determinato in via sperimentale ≥ 500

(o, se non disponibile, il log Kow ≥ 4).

(Nota 3).

Categoria Cronico 2:

CL50 a 96 ore (per i pesci)

> 1 fino a ≤ 10 mg/l e/o

CE50 a 48 ore (per i crostacei)

> 1 fino a ≤ 10 mg/l e/o

CrE50 a 72 o 96 ore (per le alghe o altre piante acquatiche)

>1 fino a ≤ 10 mg/l.

(Nota 2)

e la sostanza non è rapidamente degradabile e/o il BCF determinato in via sperimentale ≥ 500

(o, se non disponibile, il log Kow ≥ 4).

(Nota 3).

Categoria Cronico 3:

CL50 a 96 ore (per i pesci)

> 10 fino a ≤ 100 mg/l e/o

CE50 a 48 ore (per i crostacei)

> 10 fino a ≤ 100 mg/l e/o

CrE50 a 72 o 96 ore (per le alghe o altre piante acquatiche)

> 10 fino a ≤ 100 mg/l

(Nota 2)

e la sostanza non è rapidamente degradabile e/o il BCF determinato in via sperimentale ≥ 500

(o, se non disponibile, il log Kow ≥ 4).

(Nota 3).

Classificazione «rete di sicurezza»

Categoria Cronico 4:

Casi nei quali i dati non consentono la classificazione in base ai criteri di cui sopra, ma sussistono comunque motivi di preoccupazione. In tali casi sono comprese, ad esempio, le sostanze scarsamente solubili per le quali non si registra tossicità acuta fino alle concentrazioni corrispondenti alla solubilità in acqua (Nota 4), che non sono rapidamente degradabili secondo il punto 4.1.2.9.5 e possiedono un fattore di bioconcentrazione determinato per via sperimentale BCF ≥ 500 (o, se non disponibile, un log Kow ≥ 4), indicante un potenziale di bioaccumulo, che sono classificate in questa categoria, a meno che altri dati scientifici indichino che la classificazione non è necessaria. Tali dati comprendono le NOEC di tossicità cronica > solubilità nell'acqua o > 1 mg/l o altri dati di rapida degradazione nell'ambiente rispetto a quelli forniti dai metodi elencati al punto 4.1.2.9.5.

▼M2

Nota 1

Quando si classificano sostanze nella categoria Acuto 1 e/o nella categoria Cronico 1 è necessario indicare anche un fattore moltiplicatore appropriato (cfr. tabella 4.1.3).

Nota 2

La classificazione si basa sulla CrE50 [= CE50 (tasso di crescita)]. Quando la base della CE50 non è specificata o non è registrata alcuna CrE50, la classificazione si basa sul valore CE50 minimo disponibile.

Nota 3

Se non sono disponibili dati utili sulla degradabilità, siano essi determinati in via sperimentale o attraverso stime, la sostanza va considerata non rapidamente degradabile.

Nota 4

«Nessuna tossicità acuta» significa che la/le C(E)L50 è/sono superiore/i alla solubilità in acqua. Questo vale anche per le sostanze scarsamente solubili (solubilità in acqua < 1 mg/l), per le quali esistono dati indicanti che il test di tossicità acuta non fornisce la misura reale della tossicità intrinseca.

4.1.2.7.

Tossicità per l’ambiente acquatico

4.1.2.7.1

La tossicità acuta per l’ambiente acquatico è di norma determinata sulla base di una CL50 a 96 ore per i pesci, una CE50 a 48 ore per i crostacei e/o una CE50 a 72 o 96 ore per le specie algali. Queste specie coprono una gamma di livelli trofici e taxa e sono considerate rappresentative di tutti gli organismi acquatici. Se il metodo di prova è adatto, sono presi in considerazione anche dati relativi ad altre specie (per esempio, Lemna spp.). I test di inibizione della crescita delle piante acquatiche sono di norma considerati come test cronici, ma le CE50 sono considerate come valori di tossicità acuta ai fini della classificazione (cfr. nota 2).

4.1.2.7.2

Per determinare la tossicità cronica per l’ambiente acquatico ai fini della classificazione, sono accettati dati ottenuti secondo i metodi di prova standardizzati di cui all’articolo 8, paragrafo 3, nonché i risultati ottenuti con altri metodi di prova convalidati e accettati a livello internazionale. Sono utilizzati i valori NOEC o altre CEx equivalenti (per esempio, CE10).

4.1.2.8.

Bioaccumulo

4.1.2.8.1

Il bioaccumulo di sostanze negli organismi acquatici può provocare effetti tossici a lungo termine, anche quando la concentrazione effettiva in acqua è bassa. Per le sostanze organiche il potenziale di bioaccumulo è di norma determinato in base al coefficiente di ripartizione ottanolo/acqua, in genere espresso in forma di log Kow. La relazione tra il log Kow di una sostanza organica e la sua bioconcentrazione, misurata dal fattore di bioconcentrazione (BCF) nei pesci, è ampiamente confermato dalla letteratura scientifica. Per identificare soltanto le sostanze con un effettivo potenziale di bioconcentrazione, si applica un valore soglia di log Kow ≥ 4. Anche se questo permette di determinare un potenziale di bioaccumulo, un BCF determinato per via sperimentale fornisce una misura più precisa ed è deve essere preferito se disponibile. Un BCF nei pesci ≥ 500 è indicativo del potenziale di bioconcentrazione ai fini della classificazione. Si osservano relazioni tra la tossicità cronica ed il potenziale di bioaccumulo, dato che la tossicità è connessa al carico corporeo.

4.1.2.9.

Degradabilità rapida delle sostanze organiche

4.1.2.9.1

Le sostanze che si degradano rapidamente possono essere eliminate dall’ambiente in tempi brevi. Tali sostanze possono produrre effetti, in particolare in caso di fuoriuscita o di incidente, ma localizzati e di breve durata. Le sostanze che non si degradano rapidamente possono esercitare in acqua un’azione tossica su un’ampia scala spaziale e temporale.

4.1.2.9.2

Un modo per dimostrare la degradazione rapida consiste nell’applicare i test di screening della biodegradazione, destinati a determinare se una sostanza organica è «prontamente biodegradabile». Se tali dati non sono disponibili, un rapporto BOD (5 giorni)/COD ≥ 0,5 è considerato un indice di degradazione rapida. Perciò, una sostanza che supera questo test di screening è considerata una sostanza che probabilmente si degrada «rapidamente» nell’ambiente acquatico ed è quindi improbabile che sia persistente. Tuttavia, un risultato negativo nel test di screening non significa necessariamente che la sostanza non si degraderà rapidamente nell'ambiente. Possono quindi essere prese in considerazione anche altre prove di degradazione rapida nell'ambiente, che sono particolarmente importanti quando le sostanze inibiscono l’attività microbica alle concentrazioni utilizzate nelle prove standardizzate. Di conseguenza, è introdotto un ulteriore criterio di classificazione che consente di utilizzare dati che dimostrano che la sostanza ha subito effettivamente una degradazione biotica o abiotica nell’ambiente acquatico superiore al 70 % entro 28 giorni. Pertanto, se la degradazione è dimostrata in condizioni che rispecchiano quelle dell’ambiente reale, la sostanza risponde al criterio della «degradabilità rapida».

4.1.2.9.3

I numerosi dati disponibili sotto forma di emivita di degradazione possono essere utilizzati per definire la degradazione rapida, purché sia ottenuta la biodegradazione totale della sostanza (ossia la completa mineralizzazione). In genere la biodegradazione primaria non è sufficiente per valutare la degradabilità rapida, a meno che si possa dimostrare che i prodotti della degradazione non soddisfano i criteri di classificazione delle sostanze come pericolose per l’ambiente acquatico.

4.1.2.9.4

I criteri utilizzati riflettono il fatto che la degradazione nell’ambiente può essere biotica o abiotica. L’idrolisi può essere presa in considerazione se i prodotti dell’idrolisi non soddisfano i criteri di classificazione delle sostanze come pericolose per l’ambiente acquatico.

4.1.2.9.5

Le sostanze sono considerate rapidamente degradabili se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:

a) 

negli studi di pronta biodegradazione a 28 giorni sono raggiunti almeno i seguenti livelli di degradazione:

i) 

nelle prove basate sul carbonio organico disciolto: 70 %;

ii) 

nelle prove basate sulla deplezione dell’ossigeno o sulla formazione di diossido di carbonio: 60 % del massimo teorico.

Questi livelli di biodegradazione devono essere raggiunti entro 10 giorni dall’inizio della degradazione, considerato come il momento in cui il 10 % della sostanza è stato degradato, a meno che la sostanza venga identificata come UVCB o come sostanza complessa, multicostituente con costituenti strutturalmente simili. In tal caso e se vi sono sufficienti motivazioni, si può derogare alla condizione relativa alla finestra di 10 giorni e applicare la soglia di 28 giorni;

b) 

nei casi in cui sono disponibili solo dati relativi alla BOD e alla COD, quando il rapporto BOD5/COD è ≥ 0,5; oppure

c) 

se esistono altri dati scientifici che dimostrino che la sostanza può essere degradata nell’ambiente acquatico (per via biotica e/o abiotica) in misura superiore al 70 % entro 28 giorni.

4.1.2.10.

Composti inorganici e metalli

4.1.2.10.1

Per i composti inorganici e i metalli, il concetto di degradabilità applicato ai composti organici ha un significato limitato o nullo. Tali sostanze possono subire per effetto di normali processi ambientali una trasformazione che aumenta o diminuisce la biodisponibilità delle specie tossiche. Anche i dati relativi al bioaccumulo devono essere trattati con cautela ( 18 ).

4.1.2.10.2

I composti inorganici e i metalli scarsamente solubili possono presentare una tossicità acuta o cronica per l’ambiente acquatico, secondo la tossicità intrinseca della specie inorganica biodisponibile, la quantità della specie che può entrare in soluzione e la velocità con cui il fenomeno si produce. Tutti i dati vanno ponderati ai fini della classificazione. Questo metodo va applicato soprattutto per i metalli che evidenziano risultati borderline nel protocollo di trasformazione/dissoluzione.

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